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Heston, Dassin, Widmark

Nessun commento Coccodrilli

all’inizio del mese di aprile 2008

E’ per via dell’età avanzata che avevano raggiunto, ovviamente, visto che il più giovane – si fa per dire – aveva la bellezza di ottantaquattro anni. Certo è, però, che negli ultimi giorni il cinema ha pianto ben tre ‘grandi’ di quelli veri. Nell’ordine, Richard Widmark, Jules Dassin e, ieri, Charlton Heston.

Richard Widmark

Il biondo e freddo Widmark era quel che si dice un cattivo coi fiocchi e tale si è appalesato ai miei occhi che non avevo più di sei o sette anni. ‘Cielo giallo’, il film che verso la fine dei Quaranta lo vedeva – invariabilmente vestito di nero a segnalarne il ‘carattere’ a fronte del ‘buono’ Gregory Peck – spietato e alla fine soccombente, bravissimo e feroce bandito dalle labbra strette percorse da un sorrisetto sarcastico e amaro. Anziano, aveva molti anni dopo quasi cercato riscatto in un ruolo diverso e dolente. La pellicola, l’inquietante ‘Il principio del domino’, con Gene Hackman. Non gli andava bene neppure nei nuovi panni considerato che anche in quella occasione gli toccava tirare le cuoia.

Dassin? Tutti ne ricordano opere stranote quali ‘Topkapi’ o ‘Forza bruta’ o ‘Mai di domenica’. Io, per avermi inchiodato alla poltrona cinquant’anni fa con un particolare e stranissimo film ricavato da uno straordinario romanzo del greco Nikos Kazantzakis: ‘Colui che deve morire’. Un bianco e nero crudele percorso da lampi e percosso dai venti. Una tragedia esemplare sulla via della Salvezza.

Charlton Heston

Quanto a Charlton Heston, non mi interessa poi molto ricordarne la grinta e la possanza in ‘Ben Hur’. Forse, troppo facile. Meglio, visto che era solito fare il ‘buono’, rammentarne un ruolo antipatico: quello del rivale (anche qui) di Gregory Peck in ‘Il grande paese’. Rude vaccaro, soccombe dopo un terribile scambio di cazzotti e solo allora arriva ad apprezzare il rivale prima del match ritenuto un pusillanime damerino.

Giganti i tre, fra gli ultimi invero di una magnifica generazione. Alla loro altezza e addirittura un gradino più sopra, tra i superstiti, oramai solo il vecchissimo ‘figlio del venditore di stracci’ (questo il titolo della sua autobiografia) Kirk Douglas. Sopravvissuto anni orsono perfino a un incidente aviatorio, cerca di dimostrare che non è vero che tutti si debba morire. Spero riesca, per incamminarmi sulla medesima strada.

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